10 motivi per cui non dovete più fare lo sketch del “Rientro del marito” nei villaggi turistici

Sono anni che scrivo del declino inesorabile del prodotto “animazione” nei villaggi turistici. Oggi, invece di parlare in teoria, vorrei fare una provocazione pratica: prendere uno degli esempi più lampanti di prodotto scadente. Parlo di una costante che ormai infesta (sì, infesta) tutti i villaggi: lo sketch di cabaret “Il rientro del marito”, detto anche “Max e Pepito”.

Per chi non lo sapesse, lo sketch è la copia della celebre scena del film “Vieni avanti cretino” (1982) con Lino Banfi. La scena originale è geniale, la comicità semplice e perfetta per un palco senza scenografie. Copione flessibile, costi zero, facile da improvvisare: in teoria, lo sketch perfetto per un villaggio. In teoria, appunto. Nella pratica è stato talmente sputtanato che ormai lo conoscono anche quelli che vanno in vacanza solo una volta nella vita per la luna di miele. La sua vena comica è stata assassinata dalla noia, come una barzelletta raccontata per la millesima volta. Risultato: oggi è semplicemente ridicolo.

Negli anni ’90 funzionava. Negli anni 2000 era già talmente abusato che molte agenzie serie l’avevano messo nella lista nera degli sketch proibiti. Quel divieto, col tempo, è evaporato, e ora lo sketch è tornato a infestare i palchi come uno zombie della comicità: tecnicamente vivo, ma esteticamente morto.

Il pubblico ride? Sì, ogni tanto. Ma negli ultimi anni, osservandolo dalla platea, vi giuro che i “che palle, ancora questo?” superano di gran lunga le risate sincere.

A volte mi chiedo perché i capi animazione continuino a trascinare questa carcassa sul palco. Pigrizia? Paura del nuovo? Voglia zero di provare sketch più complessi? O semplicemente il solito meccanismo per cui i “nuovi” copiano i loro predecessori senza capire che ormai stanno riproponendo spazzatura vintage?

Da direttore, nelle mie stagioni, ho provato più volte a far capire che questo sketch è obsoleto. Ho tentato tatto, diplomazia, zuccherini. Pochi risultati. Il risultato è che aimè, lo sketch finisce sempre anche nei miei villaggi.

Così, a mente fredda, ho deciso di mettere nero su bianco i 10 motivi per cui questo sketch NON deve più essere messo in scena nei villaggi turistici.


1. È vecchio. Punto.

Ha più di 40 anni. È impossibile trovare qualcuno che non l’abbia già visto almeno 10 volta nella vita. Che palle!

2. Il paragone con Lino Banfi è inevitabile (e impietoso).

Chi conosce il film non può fare altro che confrontare la performance con quella di Banfi. E con tutto il rispetto, nessun “nuovo capo animazione” vuole quel confronto. Fidatevi.

3. Non solo Banfi: c’è il confronto con TUTTI gli animatori che lo hanno fatto prima.

Generazioni di animatori l’hanno proposto e riproposto in ogni salsa. Chi lo porta in scena oggi ha solo due opzioni: crede davvero di farlo meglio o sa benissimo di stare recitando la brutta copia della brutta copia?

4. Dura troppo. Molto troppo.

Nel film la scena dura 8 minuti, già borderline per un villaggio. Negli spettacoli attuali, dove gli animatori non conoscono le tempistiche sceniche si arriva facilmente anche a 15–20 minuti di tortura. Ho visto persone fuggire dal teatro più rapidamente di evacuazioni anti-incendio.

5. Il finale fa oggettivamente schifo.

Nei villaggi è stato inventato un finale alternativo: bussano alla porta, entra il famoso terzo amico e “ah ah, ricomincia tutto”! Fa ridere? No. sorprende? Manco per sogno. È solo la sospirata fine dello strazio.

6. È pieno di dinamiche anacronistiche.

Battute che oggi non si possono più fare. Mimare l’insalata di finocchi, tanto per citarne una, scatena discussioni inutili e fuori luogo. È un materiale che non regge più il 2025.

7. La moglie non ha ruolo comico. E quando ci prova, diventa patetico.

Lo sketch viene spesso scelto perché “almeno c’è una parte femminile lunga”. Sì, ma una parte che funziona solo se fatta come nel film, cioè NON urlando o picchiando il collega. Scene del genere fanno ridere solo i bambini fino ai 10 anni. Agli adulti mettono tristezza.

8. Metterlo in scena oggi equivale a dichiarare la propria incompetenza.

Chiunque lavori seriamente nell’animazione sa che questo sketch è obsoleto e noioso. Può piacere solo a chi non ha mai messo piede in un villaggio prima. Più il pubblico è esperto, più capirà che state proponendo roba da discount.

9. Non lo prova più nessuno.

Un tempo anche gli sketch più semplici venivano provati per ore. Oggi è diventato lo sketch preferito dagli animatori pigri: “lo sappiamo già, l’abbiamo sempre visto, facciamolo così com’è”. Risultato: poca cura, poca qualità e zero professionalità.

10. È sinonimo di mediocrità. Lo dico senza cattiveria, (o almeno senza troppa) ma se nel 2025 un capo animazione porta in scena questo sketch, vuol dire che ignora troppe dinamiche fondamentali per offrire un prodotto di qualità.
Gli animatori hanno il privilegio di esibirsi davanti al pubblico ogni sera: sprecare 10–20 minuti in una cosa così è solo indice di pigrizia e scarsa originalità

Questi sono i 10 motivi per cui sconsiglio di mettere ancora in scena questo sketch. Spero che questo messaggio circoli tra gli amici animatori e faccia accendere una lampadina a chi ancora crede che proporlo significhi “fare animazione”.
Un animatore dovrebbe puntare all’eccellenza in ciò che porta sul palco e, oggi, con la facilità che abbiamo nel trovare contenuti comici e adatti alla scena, riproporre la brutta copia di qualcosa che già quarant’anni fa era una brutta copia è solo sinonimo di scarsa originalità e zero voglia di sbattersi per creare qualcosa di nuovo.
Ed è proprio questa mentalità una delle cause principali del declino del prodotto animazione degli ultimi anni.

 

2 risposte

  1. silvia massari ha detto:

    stampalo e appendilo in tutte le costumerie!

  2. Nino ha detto:

    Emma…tutto giusto!
    Farlo oggi vuol dire principalmente una cosa

    Non sapete inventarvi nulla, siete solo cloni mal fatte di qualcuno bravo che però non avete mai visto.

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