
Oggi voglio continuare a punzecchiare i miei amici animatori, perché c’è una pratica tristemente diffusa nei villaggi turistici che merita un attimo di attenzione… e un paio di schiaffi metaforici: costringere i genitori a ballare la baby dance.
Sì, proprio loro. Gli adulti. Gli stessi che, fino a cinque minuti prima, sognavano di starsene in pace con una birra gelata.
Immaginate la scena.
È luglio. Io, padre modello, ingoio la cena a velocità di deglutizione per non far perdere a mio figlio la sacra baby dance delle 21:00. In anfiteatro ci sono circa 30 gradi dichiarati e altri 10 non dichiarati, quelli del “si suda anche pensando”.
Ma per mio figlio faccio questo e altro: mi siedo, grondante, ad ammirarlo mentre balla senza mostrare segni vitali di percezione del caldo. Sto quasi iniziando a rilassarmi quando all’improvviso sento LA FRASE.
La più temuta.
La più malvagia.
La più anti-vacanza dell’universo.
L’animatrice del miniclub, col microfono in mano come un supervillain Marvel, dice:
“E adesso bambini… andate a prendere mamma e papà e portateli sul palco a ballare con noi!”
Panico.
Terrore.
Rifiuto esistenziale.
Il mio primo pensiero? “O l’animatrice si è completamente rincoglionita, oppure ci sta prendendo in giro”
Guardo gli altri padri in cerca di solidarietà, ma nei loro occhi leggo solo resa, sconforto e improvvisi rimpianti per non aver prenotato una baita in montagna.
Uno, probabilmente già vittima dell’animazione da più giorni di me, mi guarda e con un leggero cenno della testa mi conferma la triste realtà: sì, quella santa donna pretende davvero che io, professionista di 50 anni, salga su un palco a luglio per dimenarmi in una baby dance.
Davanti a tutti.
Mentre nella mia mente monta l’odio verso il concetto stesso di animazione, sperando che non insistesse lei rincara la dose:
“Dai genitori, fate uno sforzo per i vostri bambini!”
Poi arriva lo sguardo di mio figlio.
Quello che vale più di qualsiasi dignità paterna.
“Papà… per favore?”
E niente.
Mi alzo.
E faccio ciò che nessun adulto dovrebbe mai fare senza un avvocato presente: ballo una baby dance.
Dopo essermi ridotto come dopo una doccia vestito, con la polo ormai pronta per essere strizzata, mi risuona nella testa un’unica domanda: perché?
Mi hanno fatto divertire? No.
Hanno creato animazione? Nemmeno lontanamente.
Allora perché infliggere questo supplizio ai genitori che, poveretti, volevano solo sopravvivere all’estate?
Quello che avete appena letto è esattamente ciò che pensa un padre trascinato sul palco come un ostaggio emotivo.
E ora vorrei chiedere agli animatori: perché?
Davvero qualcuno crede che forzare un adulto a ballare, sfruttando il ricatto affettivo del figlio, sia animazione? Coinvolgente? Divertente?
Per chi, esattamente? Per il pubblico delle Termiti del Mar Rosso?
Da papà di un bambino che frequenta regolarmente la baby dance vi posso assicurare una cosa: no, non è una pratica che fa guadagnare punti. Anzi, finisce nelle lamentele più frequenti nelle schede di gradimento, spesso travestita da “animazione troppo invadente”.
Sia chiaro: anche negli anni d’oro dell’animazione questa follia capitava, ma al massimo una volta a settimana, come goliardata di fine vacanza.
Oggi invece ci sono villaggi che lo fanno TUTTE le sere.
Alcuni anche due volte a baby dance.
Perché, evidentemente, l’inferno ha un reparto “animazione”.
Che per un adulto ballare una baby dance quando si muore di caldo (ma anche al polo nord non sarebbe apprezzata) non sia piacevole credo sia universalmente accettato.
Ma forse non ne percepite davvero la portata.
Basterebbe sedersi tra il pubblico e contare quanti “no”, “assolutamente no”, “ma sei fuori?” e insulti assortiti si prende puntualmente l’animatrice quando lancia la proposta.
E allora torniamo alla domanda regina: perché?
La risposta è sempre la stessa:
“Lo faceva il mio responsabile prima di me.”
La nobile tradizione del copia e incolla senza accendere il cervello, ormai marchio di fabbrica dell’animazione moderna.
Si copia tutto.
Senza criterio.
Senza chiedersi se abbia senso.
Senza pensare che forse, ogni tanto, si potrebbe evitare di torturare i genitori. Mi piacerebbe aprire una discussione seria:
chi propone questa pratica è davvero convinto che funzioni?