Balli di gruppo? No Grazie

Passato Ferragosto, voglio provare a stimolare un po’ di dibattito su uno dei grandi “must” dei villaggi turistici: I BALLI DI GRUPPO.

Partiamo dal mio rapporto con questo fenomeno: ho iniziato a lavorare nei villaggi prima ancora che esistessero! Quando ho cominciato, la Macarena non c’era ancora. I brani più vicini ai balli di gruppo erano Gioca Jouer, Il ballo di Simone, Hully Gully e pochi altri riempipista. La musica latinoamericana esisteva già, ma non c’era ancora l’accoppiata “musica latina + ballo di gruppo”.

Poi, intorno al 1995, arrivò la Macarena. Nei villaggi turistici cambiò tutto. Il primo anno era un vero must: doveva essere messa praticamente ogni 30 minuti, arrivando a fare concorrenza persino alla sigla del villaggio!

Dall’anno successivo i balli di gruppo con musica latina iniziarono a spuntare come funghi: La Bomba, Il Pam Pam, Il Tipitipitero, La Vuelta

Conoscere tanti balli di gruppo era diventata una delle competenze dell’animatore moderno. I più intraprendenti non si limitavano a impararli: sceglievano i brani e li trasformavano in nuove coreografie. Anch’io, da giovane animatore, ne ho inventati e montati diversi che poi venivano ballati da tutti gli ospiti. Probabilmente molti balli di gruppo sono nati proprio nei villaggi turistici, che ne hanno favorito enormemente la diffusione anche nelle discoteche durante l’inverno. Eravamo nel pieno della “ballidigruppomania”.

Poi, dopo il boom degli anni ’90 e dei primi anni 2000, i balli di gruppo hanno iniziato a lasciare spazio ai corsi di balli caraibici. Non sono mai scomparsi, ma nei villaggi di qualità sono diventati un elemento marginale della programmazione. Nel frattempo, però, è successo qualcosa di curioso: i villaggi con un’animazione sempre più povera hanno iniziato a trasformare il ballo di gruppo in una vera e propria seconda serata standard, soprattutto dopo lo spettacolo.

E qui arriviamo al punto. Oggi, dal mio punto di vista, esistono due modelli di intrattenimento serale:

Il camping “La Zufolona”, che ogni sera, dopo lo spettacolo, propone balli di gruppo per signore e ragazzine dello Junior Club.

E i villaggi turistici, che propongono una programmazione serale fatta di spettacoli, seconde serate e intrattenimenti capaci di coinvolgere un pubblico trasversale per età e interessi.

Il problema, secondo me, non è una questione di gusti personali né di tipologia di struttura. È che il ballo di gruppo coinvolge una parte molto specifica del pubblico e rischia di escludere tutti gli altri. E non solo. Le musiche sono spesso sempre le stesse, ripetitive e sparate a tutto volume. Se non vuoi ballare e preferisci semplicemente bere qualcosa al bar, non puoi nemmeno goderti la serata in tranquillità. Quanti uomini, secondo voi, restano al bar a consumare mentre parte l’ennesimo ballo di gruppo? Alla fine, accontentiamo principalmente signore e bambini/ragazzini dello Junior e Mini Club, mentre il resto del pubblico si allontana.

Attenzione: io non odio i balli di gruppo. Anzi, hanno accompagnato una parte importante della mia vita nei villaggi e riconosco tutto quello che hanno rappresentato per l’animazione. Ma oggi, personalmente, credo che abbiano letteralmente rotto le scatole. Soprattutto quando vengono utilizzati come soluzione facile per riempire una seconda serata. Per me, infatti, il problema non è il ballo di gruppo in sé: è l’uso che se ne fa. Quando diventa la soluzione più semplice, economica e pigra per organizzare l’intrattenimento dopo lo spettacolo, diventa anche, a mio avviso, un indice di bassa qualità complessiva del prodotto di animazione.

E tu sei uno di quelli che propone ancora i balli di gruppo dopo lo spettacolo? Se sì, pensi davvero di stare offrendo un prodotto di qualità? So che siete in tanti a farlo e questo post è volutamente provocatorio. Proprio per questo, però, mi piacerebbe sentire il punto di vista di chi propone balli di gruppo tutte le sere. Lo fa con la consapevolezza che esistono tante alternative? Oppure lo fa per abitudine, perché è una formula che ha imparato dai suoi predecessori? O, ancora, perché crede davvero che sia il miglior intrattenimento possibile da offrire dopo uno spettacolo?

 

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